E così è arrivata l’estate.
Non è arrivata in sordina, furtiva, come fa la primavera. È proprio esplosa nel cielo, lungo le strade di campagna, nei campi di grano dorati, sotto le querce maestose i cui rami intrecciati regalano un po’ di ombra rinfrescante. È esplosa tra i cespugli di lamponi che Livia saccheggia ogni sera, sui banchi del mercato, dove le mille sfumature di rosso, rosa e arancione dei pomodori attirano lo sguardo appena ci passi accanto, fino a che il profumo speziato dei meloni non ti attira più avanti, un canto delle sirene che annuncia che l’estate è qui.
Mentre bagno i fiori che ho piantato nell’aiuola davanti allo studio, mi rendo conto che ho di nuovo fatto una scelta sbagliata. Steli isolati, fiori un po’ stenterelli, soffrono il caldo, il sole, il vento che arriva dal mare che mi perdo ad annusare sognando pomeriggi tra onde e salsedine.
Prendo una nota mentale: il prossimo anno qui servono cespugli più resistenti e a basso mantenimento, forse lavanda e elicriso, che possano muoversi nella brezza, crescere floridi sotto il sole e offrire nutrimento a api, farfalle e bombi.
L’estate mi fa questo effetto.
Da una parte mi sfinisce. I corsi di cucina si intensificano, il caldo mi sfianca, le notti in mansarda sono lunghe e appiccicose, vivo per le mattine fresche in cui mi sento un po’ rinascere, proprio come i fiori sotto la finestra del salotto che si godono questi pochi attimi di sollievo dall’afa. Vorrei mangiare solo insalate di pomodori e frutta.
Dall’altra, ho ancora questo approccio fanciullesco all’estate. Giornate più lunghe, più fluide, in cui allento l’organizzazione ferrea e le strutture rigide che ci aiutano e ci traghettano sicuri attraverso i mesi invernali di scuola e lavoro. Si va a letto più tardi, la sera si mangia fuori mettendo insieme quello che c’è, ci sono meno schemi, meno imperativi morali, meno dovrei e più potrei.
Tutto questo mi dà l’illusione di avere più tempo a disposizione, più possibilità di fare quello che continuo a rimandare: di leggere i libri che ho impilato sul comodino, di provare le nuove ricette che aspettano da troppo tempo nel quaderno degli appunti, di perfezionare quella della pizza in teglia, di provare una nuova schiacciata, di studiare, rinfrescare questa newsletter, programmare la prossima stagione con calma.
Perché lo sappiamo tutti, settembre è il vero inizio dell’anno e ci vorrei arrivare pronta. Pronta e riposata, possibilmente.
Quindi questa settimana, prima di darvi la ricetta degli involtini di peperoni con il tonno che aprono Cucina Povera e tanti pranzi dei nostri corsi di cucina in estate, vorrei avere qualche dritta da voi per capire se quello che ho in mente per Lettere dalla Toscana corrisponde anche a quello che voi vi aspettate, se posso aiutarvi in qualche modo a rendere almeno un po’ più piacevole il tempo che passate in cucina.
Perché se cucinare dobbiamo, che sia almeno piacevole: dal momento in cui leggiamo per la prima volta una ricetta e cominciamo a immaginarla, a pregustarla grazie alle parole scelte, fino a quando quelle parole ci portano davvero in cucina, a cercare gli ingredienti tra frigo e dispensa, a tirare fuori tagliere, coltelli e ciotole, e infine ci accompagnano a tavola, assaggiando quello che all’inizio era solo un insieme di parole e aspettative.
Ho un’ambizione, e ve la dico, perché l’estate oltre a rendermi un po’ scellerata nel valutare le mie energie e il tempo che ho veramente a disposizione per seguire tutti i miei tanti progetti e cantieri aperti, le mie curiosità e le mie passioni, mi rende anche più sfrontata.
Vorrei che Lettere dalla Toscana fosse una dose settimanale di buone energie, un luogo in cui trovare ricette affidabili, testate e stagionali, ma anche una scusa per fermarsi a leggere, per fare un respiro profondo, per aggiungere un libro alla lista dei libri da leggere, per vedere un ingrediente stanco e quotidiano sotto una nuova luce, per rallentare e, alla fine, stare un pochino meglio, sentirsi nutriti, a più livelli, e sotto diversi punti di vista.
Credo nel potere delle parole scelte con cura, dei bei libri, delle ricette che ci fanno sentire a casa, della quotidianità che, se guardata con attenzione, può regalare attimi di meraviglia.
Per questo oggi vi chiedo una mano.
Prima di passare alla ricetta, ho preparato una breve intervista per capire cosa ti interessa di più, cosa ti è utile, cosa ti fa tornare qui ogni settimana e quali contenuti, formati o progetti potrei sviluppare in futuro: ricette, storie, approfondimenti, guide, corsi, dietro le quinte, incontri online o contenuti più pratici, o magari qualcosa a cui non ho ancora pensato.
Vi porterà via solo pochi minuti, e le vostre risposte mi aiuteranno a dare forma a quello che verrà: cosa vi è utile, cosa vi ispira, e cosa vi fa venire voglia di tornare qui ogni settimana. Condividerò quello che avrò imparato in una prossima lettera. Ci vorranno circa 5–7 minuti. Grazie davvero per il tempo che vorrete dedicarmi.

RICETTA. Involtini di peperoni alla piemontese
Adapted from Cucina Povera by Giulia Scarpaleggia (Artisan Books). Copyright © 2023.
Questi involtini di ispirazione piemontese, preparati con verdure di stagione e ingredienti da dispensa, giocano su un equilibrio perfetto di sapori: da una parte la dolcezza affumicata dei peperoni arrostiti, dall’altra il gusto sapido del tonno, frullato con capperi e acciughe fino a ottenere un ripieno liscio e vellutato.
Sono un antipasto ideale da servire durante una cena estiva in giardino, perché potete prepararli in anticipo e aumentare facilmente le dosi per riempire un grande vassoio. Oppure potete raddoppiare la ricetta e trasformarli in un piatto principale per due persone.
Serves 4 as a starter
4 peperoni rossi
280 g di tonno sott’olio, sgocciolato
2 cucchiai di capperi sotto sale o in salamoia, sciacquati
6 filetti di acciuga sott’olio
60 ml di olio extravergine di oliva
1 cucchiaio di aceto di vino rosso
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato
Sale in fiocchi e pepe nero macinato al momento
Arrostite i peperoni. Scaldate il forno a 230°C, rivestite una teglia con carta da forno, e sistemateci sopra i peperoni.
Arrostite i peperoni, girandoli spesso, finché la pelle non sarà bruciacchiata su tutti i lati, per circa 40 minuti. Se volete scurire ulteriormente la pelle, passateli sotto il grill per altri 5 minuti.
Togliete i peperoni dal forno e, aiutandovi con delle pinze, trasferiteli con attenzione in una ciotola. Fate attenzione, perché potrebbero contenere liquido bollente. Coprite la ciotola con la pellicola e lasciate raffreddare completamente i peperoni. Il vapore intrappolato nella ciotola renderà più facile spellarli.
Quando i peperoni saranno completamente freddi, spellateli, eliminate il torsolo e i semi, e tagliate ogni peperone in 4 falde larghe. Trasferiteli in una ciotola, coprite con pellicola e conservate in frigorifero fino a 3 giorni.
Preparate gli involtini di peperoni. Nel bicchiere di un robot da cucina, raccogliete il tonno, i capperi, le acciughe e 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, poi frullate tutto fino a ottenere una crema liscia.
Disponete le falde di peperone su un piano di lavoro. Distribuite un po’ di ripieno alla base di ogni falda e premetelo delicatamente, poi arrotolate il peperone e sistematelo su un piatto da portata, con la chiusura in basso. Condite con i restanti 2 cucchiai di olio extravergine di oliva e con l’aceto, cospargete con il prezzemolo, poi aggiustate di sale e pepe nero.
Servite gli involtini a temperatura ambiente. Potete conservare eventuali avanzi in frigorifero per 2 giorni.





Ciao! Il link mi porta al Substack di Tommaso, almeno da mobile... Solo a me? 🤔 Vuoi passarmi qui il link a quella che penso sia una survey? Grazie
Quelle pozzanghere di olio buono sono già una garanzia della ricetta. Manca solo il pane - buono, fatto in casa con lievito madre (e senza sale)...Non leggo oltre: vado subito a cercare del tonno decente qui in Francia.