Sono ormai venuta a patti con un tratto del mio carattere che per anni ho cercato di nascondere, perché me ne vergognavo un po’.
Mi piace festeggiare il mio compleanno, e mi piace essere festeggiata.
Lo considero un giorno speciale, che attendo con trepidazione ogni anno, un po’ come attendo ancora il Natale.
Non credo sia perché sono un Leone, o per lo meno, non solo. Mi piace festeggiare ed essere festeggiata perché amo invecchiare, e questa è una cosa da celebrare. Mi piace aggiungere qualche ruga sul mio volto (che spalmo comunque con protezione solare 50+ ogni giorno, che piova o ci sia il sole), conoscere nuovi tratti del mio carattere—e provare tenerezza per alcuni di questi—, imparare a smussare gli spigoli e a scegliere le mie battaglie, a migliorare il modo con cui guardo le cose, capendo cosa è importante e cosa invece non merita che ci perda il sonno.
Mi piacciono i messaggi di auguri e le telefonate presto al mattino da parte di mio suocero e degli zii di Tommaso, che da quando sono entrata a far parte della famiglia non dimenticano mai un giorno importante.
Mi piace soffiare le candeline mentre tutti cantano Tanti auguri, ancora di più da quando ho la migliore delle aiutanti, Livia, che ci mette il mio stesso entusiasmo. E mi piace che ci sia una torta a chiudere i festeggiamenti, o anche più d’una quando la festa si protrae su più giorni.
Qualche giorno prima del mio compleanno ho iniziato però a sentirmi malinconica. Anche questo mi succede spesso: è un tratto del mio carattere che ho imparato ad accettare e che ormai accolgo quasi con tenerezza. Ho 45 anni, ma ho ancora la sensazione che il mio compleanno sia un giorno magico durante il quale dovrebbe succedere qualcosa di bello.
Ma che cosa significa, davvero, qualcosa di bello? A guardare i social, sembrerebbe significare fare un viaggio in un posto lontano, partire per un weekend dedicato alla cura di sé o regalarsi una cena in un ristorante speciale… e se, per qualche motivo, tutto questo non è possibile? Si rinuncia a festeggiare?
Quando mi sono resa conto che la prima responsabile di questa magia sono proprio io, ho deciso di dedicare qualche giorno a fare ciò che mi rende felice, piccole attività che potessero essere inserite anche all’interno di normali giornate estive di lavoro. Mi è sembrato il modo migliore per festeggiare questi quarantacinque anni.
Ho impastato un pane di semola con lievito madre.
Qualche giorno fa sono andata al forno a chiedere un po’ del loro lievito madre, e Giuseppe me lo ha consegnato come sempre dicendo: è pronto per fare il pane fin da subito. Il primo tentativo di panificazione dopo tanti mesi è stato così soddisfacente che Livia, di solito restia ai complimenti in cucina, mi ha abbracciata e mi ha detto: mamma questo pane è buonissimo. E io, subito: te ne preparo un altro, uno a settimana! (quasi sei anni, e sa già come tenermi in pugno).
E quindi lunedì, proprio il giorno del mio compleanno, ho impastato un secondo pane. Adesso, mentre scrivo, c’è un delizioso profumo di pane fresco che si diffonde per casa, perché dopo una notte in frigo era pronto per essere cotto nelle prime ore del mattino prima di chiudere tutto e affrontare l’ennesima ondata di calore.
Sentire il profumo della semola, lavorare l’impasto a mani nude e pregustare la crosta sottile e croccante e la mollica densa, salata e gialla è stato un momento che mi ha riconnessa a me stessa, a ciò che mi piace fare.
Mi sono cucinata un pranzo semplice, ma esattamente quello che mi andava di mangiare.
C’è voluto tanto tempo, ma ho imparato ad ascoltare il mio corpo. Avevo voglia di qualcosa di leggero, con dei sapori decisi, e quindi, in base agli ingredienti che avevo in frigo e in dispensa, ho preparato questo silken tofu con lattuga croccante di Ali Slagle per il NYT Food. Pochi giorni prima, invece, avevo voglia di sapori di casa e ho fatto il coniglio ad arrosto morto come lo cucinava spesso nonna: salvia e rosmarino, aglio e olio, e il profumo delle domeniche in famiglia.
A tavola ho gusti estremamente tradizionali, sia quando cucino sia quando scelgo che cosa mangiare (già ne avevo scritto qui), ma ci sono giorni in cui ho proprio voglia di tofu, salsa di soia, o sesamo tostato.
Ho un’alimentazione prevalentemente vegetariana, ma a volte ho voglia di carne, o di pesce. A volte anche di formaggi (senza lattosio).
Ho fatto pace anche con questo, perché nell’ultimo periodo mi ero imposta così tante regole che sentivo un senso di costrizione, come se dovessi compiacere continuamente qualcuno. Oggi quel qualcuno sono io.
E la torta, invece?
Come dolce per la sera, visto che volevo qualcosa di festivo ma non avevo voglia di farmi una torta–non ero in vena di lavare troppe ciotole, fruste e stoviglie–ho ripescato dal blog la ricetta della mousse al cioccolato di Elizabeth David. Invece di usare uova crude, l’ho preparata con uova pastorizzate e l’ho messa a raffreddare nelle tazzine di porcellana del servizio cinese del mio prozio. Veloci da preparare, ma molto chic, quelle piccole mousse erano perfette per accogliere una candelina da soffiare insieme a Livia.


Sono andata a camminare.
Non è stata una camminata veloce, in un momento rubato tra altri impegni. Fin dalla mattina sapevo che sarei voluta andare nel tardo pomeriggio, quando il sole inizia a calare e tinge d’oro chiaro i campi di grano già tagliati, le temperature scendono quel tanto che basta a rendere di nuovo piacevole stare fuori, e la testa ha bisogno di svuotarsi. Un’ora, cinque chilometri, procedendo a falcate decise come se avessi un appuntamento per cui ero in ritardo, ascoltando la mia musica preferita, cantando a squarciagola nei tratti più nascosti in cui ero sicura nessuno mi avrebbe vista o sentita. Ho anche incontrato alcuni caprioli che erano usciti dal bosco, attirati fuori dall’ombra degli alberi dalle ore più dolci del giorno, proprio come me.
Alla fine per il mio compleanno non è successo niente di eccezionale, eppure sono riuscita a festeggiarmi riconoscendo quello che mi rende felice e scegliendo per me.
Questa consapevolezza è sicuramente uno dei più bei regali di questo compleanno, insieme a un disegno di Livia, nuovi infradito rosa confetto, qualche pianta da rinvasare, un progetto per il giardino, e del tempo con la mia famiglia.
E, se vi va di festeggiare con me, raccontatemi: qual è la mia ricetta del blog o della newsletter che amate di più e che preparate più spesso? Vale anche una presa dai nostri libri di cucina!
Fatemelo sapere nei commenti, o rispondendo a questa email, così da soddisfare il mio lato più curioso e, ammettiamolo, anche un po’ vanitoso.
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Buon compleanno Giulia. Ormai 45 anni solo trovarsi “alla metà di nostra vita”. Ti auguro tanta felicità e che continui a portarci felicità a noi i tuoi lettori. Happy Birthday.
Auguri Giulia!
Io pure fino a pochi anni fa tenevo tantissimo a tutti i compleanni, ci pensava da un anno all’altro, per mesi cercavo il regalo giusto, organizzavo feste, cene, in cui preparavo tutto io anche per decine di persone tra adulti e bambini… questo per i compleanni della mia famiglia. Per il mio… Molto meno lasciavo più fare agli altri. La cosa più importante però era ricevere gli auguri e non dimenticarsi di farli agli altri.
Non so come sia successo che tutta questa passione e senso del dovere siano evaporati nel giro di poco tempo. Mi ritrovo a non ricordare addirittura in quale giorno sono nati mio fratello e mia sorella…
E mi dispiace, perché era comunque una cosa che portava gioia. Che è stata sostituita da indifferenza. Spero che a te non succeda!